Viaggio di famiglia tra Louvre, Euro Disney e abbazie da fiaba
Quando abbiamo iniziato a sognare questo viaggio, non pensavamo che avrebbe richiesto due mesi tra ricerche, prenotazioni, revisioni, biglietti, conferme e contro-conferme. Ma, come spesso accade, dietro un viaggio (quasi) perfetto, c’è un grande lavoro di squadra.
Io e mio marito ci siamo messi lì, con mappe, app, tabelle e desideri da incastrare. Abbiamo condiviso il viaggio con una coppia di amici con un figlio di poco più piccolo dei nostri e sia loro che i nostri figli, quasi 10 e 12 anni, hanno partecipato con entusiasmo a questo sogno: Euro Disney era ovviamente in cima alla lista dei bambini, ma anche il Louvre li incuriosiva, per non parlare della Tour Eiffel. Mio marito sognava da anni di visitare Chartres e Mont-Saint-Michel. Io, invece, volevo tornare in quella città che avevo amato nei miei viaggi di bambina e adolescente con la mia famiglia. E così, è nato un programma che alternava arte, cultura, parchi, scienza e… beh, naturalmente crêpes! Scherzi a parte: l’idea geniale di mio marito è stata quella di alternare momenti culturali, pensati più per noi adulti, ad attrazioni pensate specificatamente per i ragazzi. Può sembrare una cosa ovvia, ma devo dire che ha fatto tutta la differenza nel creare una vacanza davvero entusiasmante per tutti.
Giorno per giorno: il nostro itinerario
Domenica 3 agosto – Arrivo e prime meraviglie gotiche
Volo di buon mattino, atterraggio a Beauvais. Il clima? Nonostante le infauste previsioni dei più (“Morirete di caldo!!”, ma anche “Occhio che se viene brutto tempo morirete di freddo!!”), decisamente più gradevole di quanto ci aspettassimo: qualche grado in meno rispetto a Roma, per cui siamo quasi sempre stati in pantaloncini, ma con felpe a portata di mano la sera. Dopo il check-in, siamo partiti subito per due luoghi iconici: la Saint-Chapelle (vetrate da capogiro, un rosone ipnotico e una sinfonia di luce e colore) e Notre-Dame (elegante nel suo bianco slanciato, anche se ancora avvolta dai lavori di restauro, ma già capace di raccontare la sua grandezza). Piccolo spoiler: la coda sembrava infinita, ma in realtà scorreva rapidamente. Ottimo inizio!
Lunedì 4 agosto – Louvre, concorso fotografico e Paradox Museum
Sette ore al Louvre con due bambini? Fatto! E no, non abbiamo perso il senno. Abbiamo esplorato l’arte greca (con gran successo tra i ragazzi, affascinati soprattutto… da certi glutei perfettamente scolpiti! 😂), la galleria degli italiani, la Gioconda (sorbendoci – ahimè – una ressa opprimente che per lo più si faceva selfie senza quasi guardare il quadro…), la pittura francese (con capolavori come “La Zattera della Medusa”), l’arte egizia, quella persiana, la Nike di Samotracia. La vera svolta? Mio marito, che ha trasformato la visita in un gioco e un’avventura: ogni sezione una sfida, dettagli da trovare, errori di prospettiva da smascherare e un concorso fotografico con crêpe in palio. Risultato? Bambini concentratissimi, scatti esilaranti e ricordi scolpiti nella memoria. Nel pomeriggio: Paradox Museum. Illusioni ottiche, stanze rovesciate e selfie impossibili. I bambini erano in visibilio. E noi, lo ammetto, ci siamo divertiti quasi più di loro.
Martedì 5 agosto – Euro Disney: Mission Impossible senza saltacoda?
Prima di tutto abbiamo posizionato Euro Disney il martedì perché molti musei sono chiusi questo giorno della settimana. Secondo: tutti ci avevano terrorizzato con prospettive infaustissime sul fatto che senza il saltacoda non saremmo riusciti a fare niente e certamente non ci saremmo goduti il parco (nemmeno sto a dirvi i quasi insulti ricevuti per aver fatto un solo giorno a Euro Disney e non due…). Volete sapere cosa ne penso? Francamente 95 euro a persona di biglietto (per un solo giorno e per un solo parco) mi è sembrato già un investimento impegnativo, specialmente per noi che siamo in quattro, figuriamoci spendere 180 euro a persona (si, avete letto bene: a persona!) per il saltacoda. E vi dirò che abbiamo fatto bene: seguendo l’app ufficiale del parco (che aggiorna i tempi d’attesa in tempo reale) e pianificando bene i movimenti, abbiamo girato il parco dalle 9:30 alle 21:30 riuscendo a fare tantissime attrazioni e a rifare anche due o tre volte le nostre preferite (Hyperspace Mountain, mio sogno proibito fin da bambina!, Indiana Jones, e per i bimbi anche Space Tour!… vabeh, non solo per i bimbi anche per noi adulti!!).
Nessun pass prioritario, solo tanta organizzazione e un po’ di pazienza: code tra i 5 e i 40 minuti, una sola da un’ora in cui abbiamo letto ognuno il nostro libro (si, eravamo gli unici in coda con il libro in mano, ma lo consiglio vivamente per non sentire quasi il tempo di attesa!). Un’esperienza entusiasmante per tutti, grandi e piccoli. Emozioni a palate.
Mercoledì 6 agosto – Tour Eiffel e crepes a Montmartre... con un po’ di influenza
Quel giorno è iniziato in salita: nostro figlio maggiore non si sentiva bene. Siamo comunque andati al Museo di Storia Naturale (magnifica la Galleria dell’Evoluzione, buona anche quella di Paleontologia), ma abbiamo dovuto rinunciare alla sezione di Mineralogia, che comunque i nostri amici hanno valutato positivamente. Nel pomeriggio, dopo un po’ di riposo in hotel, ci siamo mossi verso la Tour Eiffel: era l’unica attrazione che non siamo riusciti a prenotare in anticipo e la coda per salire era lunghissima. Abbiamo ripiegato su una visita dall’esterno, comunque suggestiva. Mio marito ha riportato nostro figlio in hotel e io e mia figlia, insieme ai nostri amici, siamo poi saliti al Sacré-Cœur dopo una sosta alla piccola e meravigliosa crêperie “Mon Ami” (uno di quei bugigattoli tipici di Parigi ma non più così diffusi, la consiglio vivamente se volete provare crêpes salate e dolci degne di questo nome!). Peccato solo che Montmartre sia oggi così turistico da aver perso un po’ dell’atmosfera magica che ricordavo. Ma vedere Parigi dai suoi gradini resta sempre emozionante.
Giovedì 7 agosto – La monumentalità di Chartres e il suggestivo arrivo a Mont-Saint-Michel
Prima tappa: Chartres. Mio marito la sognava da tempo e non ha deluso: le vetrate, i portali scolpiti, il gotico maestoso. Un tuffo nel Medioevo che ci ha lasciati senza fiato. Le vetrate — come la celebre “Notre-Dame de la Belle-Verrière” — sembrano aprirti il cielo: luce blu profonda, storie di fede e di vita quotidiana, con mestieri raffigurati fin nei minimi dettagli. I portali scolpiti sono un Vangelo di pietra, tra profeti, angeli e figure ritratte con l’amore di chi sapeva fare bene il suo lavoro e lo faceva per una causa più grande. E sotto i nostri piedi? Un prezioso labirinto medievale, simbolo del cammino dell’anima verso Dio, percorso un tempo a piedi nudi dai pellegrini (prima o poi racconterò i richiami di questo labirinto con altri labirinti in Italia, ma è un’altra storia). Un luogo che davvero ti resta dentro.
Poi via verso Mont-Saint-Michel. Arrivati in tempo per l’alta marea, io e i bimbi siamo rimasti in hotel (Hotel Gabriel: carino, economico, strategico) mentre mio marito fotografava il tramonto… un’esperienza quasi mistica. Tutto molto bene, solo una piccola accortezza: attenzione che in zona ci sono pochi ristoranti, meglio prenotare in anticipo.
Venerdì 8 agosto – Mont-Saint-Michel e Rouen
Svegli alle 8, alle 9 eravamo già sulla navetta verso l’abbazia. In cima a quel minuscolo monte in mezzo alla baia, l’Abbazia di Mont-Saint-Michel è un capolavoro che unisce cielo, mare e pietra. Ogni angolo racconta una storia: dall’austera chiesa abbaziale, costruita sull’altura più alta dell’isola, al chiostro silenzioso e intimo (se non si considera il fiume di turisti…), dove i monaci si ritiravano a pregare, circondati da colonne snelle che incorniciano il cielo come un ricamo di pietra. Sotto, la Merveille – la “meraviglia” – con i suoi tre piani sospesi nel vuoto, ospitava sale per accogliere pellegrini e nobili, dispense, refettori e anche una ruota gigante che serviva a issare i carichi durante la prigionia dell’abbazia. Per non parlare delle imponenti colonne della cripta che sostengono tutta la struttura: impressionanti. E poi… la vista. Dall’alto, l’orizzonte si apre a 360°, tra disegni di sabbia e luce sull’acqua e il respiro delle maree. Visitare Mont-Saint-Michel è un viaggio fuori dal tempo, e capire come abbiano costruito tutto questo su uno scoglio, con i mezzi del Medioevo, mi incanta. Dopo la meravigliosa visita, non poteva poi mancare un ottimo pranzo in un posticino dall’architettura medievale e dal menu tipico veramente gradevole, giustamente ben votato (Le Tripot), dove finalmente anche nostro figlio ha potuto mangiare un po’ di riso in bianco e rimettersi un po’ in sesto. Poi, partenza per Rouen. Cattedrale vista al tramonto, e la sera spettacolo di luci sulla facciata. Suggestivo? Sì. Un po’ trash? Anche (Colonna sonora techno compresa)!
Sabato 9 agosto – La Cattedrale di Rouen e la (piccola delusione della) Città della Scienza
Rouen ha il potere di sorprenderti con i suoi edifici con le caratteristiche facciate medievali a graticcio, tutte travi scure e pareti chiare, che ti proiettano un po’ ne la “Bella e la Bestia”, e soprattutto con la sua cattedrale gotica — imponente e purtroppo ferita dalla storia — che si apre tra guglie altissime e giochi di luce che le vetrate raccontano con grazia. Qui riposa il cuore di Riccardo Cuor di Leone, mentre fuori, su Place du Vieux-Marché, una statua di Giovanna d’Arco ricorda il suo sacrificio proprio in questa città.
Nel pomeriggio, viaggio di ritorno verso Parigi e visita alla Città della Scienza. Ecco qui si sono spente un po’ le luci dell’entusiasmo: struttura grande e molto bella, ma contenuti un po’ datati, elementi interattivi non così stupefacenti, tutto molto più in francese che in inglese. Il biglietto, tutto sommato accettabile, non ha compensato i 37 euro di parcheggio (attenzione all’altezza del mezzo: il nostro van superava 1,80 m che è molto spesso il limite nei parcheggi coperti in Francia e abbiamo dovuto optare per il parcheggio degli autobus!). Personalmente, con ragazzi appassionati di scienza e dopo aver visto il MUSE di Trento o NEMO di Amsterdam, si resta un po’ delusi.
La sera abbiamo restituito l’auto a Gare du Nord, quartiere dove abbiamo anche dormito. Ecco, col senno di poi: lo sconsiglio con i bambini, non dà la sensazione di sicurezza che si vuole avere in famiglia.
Domenica 10 agosto – Rientro e riflessioni Alle 4.30 sveglia per il transfer privato verso l’aeroporto di Beauvais, necessario vista la partenza dell’aereo alle 8 del mattino. Tutto liscio, tranne il mio zaino ispezionato in ogni angolo: non sto a elencare il contenuto… diciamo solo che – da buona mamma e professionista un po’ maniaca del controllo – era degno di una mini farmacia e di un micro bazar! (per qualche spunto su come ottimizzare le valigie, potete leggere il mio articolo “Viaggiare leggeri e ottimizzati” che trovate 👉🏻 qui). Atterraggio a Treviso, ritiro dell’auto, direzione montagna. Stato dell’arte? Un po’ di sonno, qualche scombussolamento di stomaco dopo la dieta francese, ma tanta, tanta gratitudine.
Cosa ci portiamo a casa?
Spese: tutto sommato per 8 giorni in 4 persone, comprensivi di voli, alloggi, macchina, attività e ingressi (Euro Disney incluso) abbiamo speso una cifra congrua. Grazie a qualche accortezza — panini per il pranzo preparati in hotel, spuntini nei supermercati, cene selezionate — siamo riusciti a contenere la spesa per il cibo in circa 28 € a persona al giorno. La spesa più importante, a ben vedere, sono state le attività: circa 700 € in tutto (di cui però – a ben vedere – 360 € solo per Euro Disney).
Hotel consigliati: Corona Rodier a Parigi (ottimo rapporto qualità/prezzo, zona centrale comodissima e gradevole), Hotel Gabriel a Mont-Saint-Michel (comodo, silenzioso, vicinissimo alla passerella).
Cosa rifaremmo: Louvre con concorso fotografico, Euro Disney senza saltacoda, Mont-Saint-Michel la mattina presto, Chartres sempre e comunque.
Cosa eviteremmo: la Città della Scienza, per i motivi già detti. E forse un programma così serrato senza prevedere dei veri momenti di pausa. I bimbi sono stati bravissimi, ma l’influenza del grande e la stanchezza generale ci hanno ricordato quanto sia importante lasciare spazi di decompressione in momenti strategici.
Cosa abbiamo imparato: la Francia è splendida, Parigi anche. Ma per godersela serve anche un po’ di lentezza. La cucina? Un po’ meno esaltante di quanto onestamente mi ricordassi (troppe salse dolciastre e soprattutto zero verdure), ma con un po’ di spirito di adattamento si sopravvive — e si trova anche qualche crêpe memorabile!
E se vi state chiedendo la top 3 dei nostri figli… Euro Disney al primo posto (ovviamente), ma subito dopo il Louvre! Merito di un papà che sa trasformare una visita culturale in un’avventura. E alla fine, è questo che resta più di tutto: la meraviglia condivisa, lo stupore negli occhi, e la felicità di sapere che certe esperienze resteranno per sempre nei ricordi di famiglia.
Dietro ogni viaggio indimenticabile… c’è un foglio Excel
Un sogno scritto con una data diventa un obiettivo. Un obiettivo suddiviso in passi diventa un piano. Un piano sostenuto da azioni diventa realtà. (Greg Reid)
Un viaggio così non si improvvisa. E infatti, come tutte le cose ben fatte, ha richiesto tanta organizzazione: prima, durante… e anche dopo.
Devo ammettere che mi sono anche divertita a pianificarlo (vuoi o non vuoi, organizzare fa parte del mio lavoro quotidiano ed è stato un po’ naturale che me ne occupassi io). Creare il programma, incastrare le tappe, verificare orari, posizioni, recensioni, disponibilità… è stato un po’ come costruire un puzzle. E, forse anche grazie al mio lavoro, ho potuto mettere a frutto strumenti e competenze che nella vita quotidiana dò per scontati: Excel, gestione delle risorse (soprattutto quelle nascoste!), problem solving, analisi delle variabili… tutto al servizio di una vacanza da vivere poi con più leggerezza. Perché in fondo quando sei lì, vorresti solo goderti il momento. Senza pensare: riusciremo a entrare? Avremo tempo? Faremo ore di coda inutili?
Certo, il rovescio della medaglia c’è stato: ero diventata di fatto la tour operator ufficiale. A me si chiedeva tutto. Dove si mangia, cosa si fa, quando si parte… persino se si poteva andare in bagno! 😂
Ecco, per il prossimo viaggio mi gioco l’opzione “vacanza anche per me” – ma questo è un altro step.
Intanto, resto con il cuore pieno. Perché questa esperienza, con tutti i suoi dettagli incastrati e le sue deviazioni impreviste, è stata davvero memorabile. Una piccola magia costruita a quattro mani e vissuta in famiglia e con gli amici, che ci porteremo dentro per molto tempo. E, forse, un giorno, i nostri figli vorranno ripetere l’esperienza… ma toccherà a loro organizzare!
Mi farebbe piacere sapere se questo tipo di racconto vi è utile e se vi interessa conoscere più nel dettaglio alcuni aspetti del viaggio (organizzazione, budget, attività per bambini, ecc.). Scrivetemi nei commenti 😉